Dichiarazione della presidenza a nome dell'Unione europea sui prigionieri politici in Eritrea
- Data: 18.09.2008
Il 18 settembre 2001 furono arrestati undici membri del Parlamento e del Fronte popolare per la democrazia e la giustizia, unico partito politico dell'Eritrea. Alcuni giorni dopo, furono fermati anche dieci giornalisti indipendenti. Da allora, altre persone sono state arrestate e rinchiuse in cella d’isolamento senza essere state accusate e senza poter esercitare il diritto ad un processo in buona e debita forma.
Nonostante gli appelli lanciati a più riprese dalla comunità internazionale, compresa l'UE, nonché da diverse istanze governative e non governative che si occupano di diritti dell'uomo, questi prigionieri sono sempre detenuti, senza capo d’accusa e senza poter beneficiare di un processo libero ed equo. Nessuno di loro è stato chiamato a comparire dinanzi ad un magistrato, sebbene la legge eritrea esiga una comparizione dei detenuti entro le quarantott’ore successive al loro arresto.
Il trattamento di queste persone e l'assenza d'informazioni sul luogo di detenzione, le condizioni di detenzione e il loro stato di salute non sono inoltre conformi agli obblighi previsti da diversi trattati internazionali pealtro ratificati dal governo dell'Eritrea, quale il Patto internazionale delle Nazioni Unite relativo ai diritti civili e politici, e da altre dichiarazioni internazionali, quali la risoluzione 45/111 riguardante i principi fondamentali relativi al trattamento dei detenuti, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU il 14 dicembre 1990.
L'Unione europea rimane profondamente preoccupata per le gravi violazioni dei diritti fondamentali dell'uomo che il governo dello Stato di Eritrea continua a perpetrare a dispetto degli obblighi che gli incombono in virtù del diritto nazionale e internazionale. L'Unione europea deplora vivamente che ancora oggi non sia stata constatata alcuna evoluzione positiva in materia, e chiede insistentemente al governo dello Stato di Eritrea di comunicare le informazioni relative al luogo di detenzione, alle condizioni di detenzione e allo stato di salute di questi prigionieri. Inoltre, l'Unione europea esorta il governo dello Stato di Eritrea ad autorizzare i detenuti a ricevere la visita delle proprie famiglie, di un avvocato e di un medico da loro designati. L'Unione europea esorta inoltre il suddetto governo a liberare senza condizioni tutti i prigionieri politici.
La Turchia, la Croazia* e l'ex Repubblica Jugoslava di Macedonia*, paesi candidati, l'Albania, la Bosnia-Erzegovina e Montenegro, i paesi del processo di stabilizzazione e associazione e candidati potenziali, l'Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia, paesi dell'EFTA membri dello Spazio economico europeo, nonché l'Ucraina, la Repubblica di Moldavia, l'Armenia e la Georgia, aderiscono alla presente dichiarazione.
* La Croazia e l'ex Repubblica Jugoslava di Macedonia continuano a partecipare al processo di stabilizzazione e associazione.
- Ultimo aggiornamento: 10.12.2008

