Dichiarazione della presidenza, a nome dell'UE, in occasione del 10° anniversario dello statuto di Roma istitutivo della Corte penale internazionale
- Data: 16.07.2008
1. Il 17 luglio 2008 celebriamo il decimo anniversario dell'adozione, a Roma, dello
statuto della Corte penale internazionale (CPI). Al giorno d'oggi, l'obbligo di porre
fine all'impunità per i crimini più gravi che offendono la coscienza dell'umanità è
sempre più ampiamente accettato in seno alla comunità internazionale. A questo
riguardo, più di un centinaio di Stati si sono impegnati specificamente a
contribuire, nel quadro dello statuto di Roma, alla prevenzione e alla repressione
di tali crimini. L'obbligo di rendere conto alle vittime e alla comunità
internazionale nel suo insieme costituisce attualmente la regola di diritto.
2. L'Unione europea (UE) ricorda che lo statuto di Roma è un contributo essenziale
al mantenimento della pace e al rafforzamento della sicurezza internazionale
conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite.
3. La CPI è uno strumento fondamentale sia per combattere l'impunità quando
vengono commessi i crimini più gravi, quelli che colpiscono l'essenza stessa
dell'umanità, sia per prevenire e scoraggiare il ricorso alla violenza.
4. La CPI è oggi in grado di compiere la missione per la quale è stata istituita: 107
Stati parti dello statuto di Roma, la Corte adita per quattro fattispecie, di cui
alcune hanno già dato luogo a procedimenti giudiziari, sono risultati significativi
per un giovane tribunale. La Corte ha realizzato progressi sostanziali nello
svolgimento delle sue indagini dall'entrata in vigore dello statuto di Roma
nel 2002 e attualmente tratta questioni procedurali della massima importanza per
il suo funzionamento futuro.
5. L'UE e gli Stati membri mantengono l'impegno a promuovere l'universalità dello
statuto di Roma e a tutelarne l'integrità. Invitiamo tutti gli Stati non parti ad
associarsi alla celebrazione del decimo anniversario della CPI ratificando lo
statuto di Roma non appena possibile.
6. Un cooperazione efficace con la CPI è essenziale perché questa possa svolgere il
suo mandato. Gli sforzi della CPI devono essere accompagnati da un forte
sostegno politico e diplomatico di tutti gli Stati membri affinché la Corte ottenga
tutta la cooperazione necessaria al suo funzionamento efficace, le persone colpite
da mandati d'arresto siano consegnate e la giustizia sia resa. L'UE si impegna a
fare quanto in suo potere per sostenere la Corte e a contribuire alla rapida
esecuzione di tutti i mandati d'arresto.
7. La cooperazione con la CPI implica altresì che gli Stati dispongano di un
ordinamento giudiziario che consente loro in primo luogo di perseguire e
giudicare coloro che, nei loro territori, hanno commesso i crimini più gravi. La
CPI è una componente di un ordine penale internazionale. L'UE nutre la
convinzione che l'attuazione effettiva del principio di complementarità sia una
condizione necessaria per la realizzazione degli obiettivi perseguiti dalla CPI.
8. L'UE e i suoi Stati membri sono particolarmente sensibili al problema delle
vittime dei crimini più gravi e si compiacciono al riguardo dei lavori intrapresi
dalla CPI e dal Fondo di aiuto alle vittime ad essa collegato, come pure
dall'insieme delle ONG impegnate nell'aiuto e nell'assistenza alle vittime.
9. L'UE resta persuasa che pace e giustizia non siano obiettivi contraddittori. Al
contrario, una pace duratura non può essere realizzata se alle domande di chiamata
in causa della responsabilità individuale per i crimini internazionali più gravi non
è data una risposta appropriata. Pace e giustizia sono due componenti necessarie
di una sola e unica soluzione. Conformemente agli orientamenti in materia di
impunità elaborati nel quadro delle Nazioni Unite, non può esservi amnistia per i
crimini più gravi.
10. L'UE continuerà ad avvalersi di tutti gli strumenti di cui dispone per promuovere
la CPI nelle sue politiche e i principi della giustizia penale internazionale. A tal
fine integrerà la CPI nelle proprie politiche, segnatamente nei settori dello
sviluppo, della prevenzione dei conflitti, della giustizia, della libertà e della
sicurezza.
I paesi candidati Turchia, Croazia* ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia*, i paesi del
processo di stabilizzazione e associazione e potenziali candidati Albania, Bosnia-
Erzegovina, Serbia e i paesi dell'EFTA Islanda e Liechtenstein membri dello Spazio
economico europeo, nonché l'Ucraina, la Repubblica moldova, l'Armenia e la Georgia
aderiscono alla presente dichiarazione.
* La Croazia e l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia continuano a partecipare al
processo di stabilizzazione e associazione
- Ultimo aggiornamento: 23.12.2008

